Ci si può prendere cura di sé stesse in atelier?
ECCOME! PUOI ALLENARE LA TUA AUTOSTIMA E PERSONALIZZARE LA TUA IMMAGINE , PER STARE BENE CON TE STESSA E NELLE RELAZIONI CON GLI ALTRI. psicoatelier
Oggi ti presento la dott.sa Luisa Belleri una delle partner del percorso BE BEATIFUL BE REAL 
Sono convinta che cercare la propria personale bellezza, sia cercare di conoscere sé stesse, cosa ci piace, cosa trasmettiamo di noi.
Noi donne, soprattutto dopo che diventiamo madri, amiamo prenderci cura degli altri,  dedichiamo al benessere dei nostri cari anima e corpo e spesso non abbiamo più tempo utile per pensare a noi, non solo al nostro aspetto ma a cosa ci nutre, cosa riempie il nostro giardino d’amore.
Il percorso pensato da me e Luisa vuole avvicinarti a tè stessa, alle tue esigenze, ti offre un primo passo guidato e accompagnato con dolcezza per farti riscoprire chi sei, fare emergere la tua vera bellezza, la tua anima. QUI PUOI LEGGERE IL PROGRAMMA

Ora dialoghiamo direttamente con Luisa alfine di conoscerla e comprendere il suo approccio alla persona:

Luisa, quale è la tua specializzazione come psicoterapeuta?

Sono psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico, le mie aree di studio sono l’analisi junghiana, la psicosintesi e l’ipnosi ericksoniana. Sono anche psicologa dello sviluppo con specializzazione in psicologia perinatale, quindi mi occupo anche delle fasi di vita precedenti all’età adulta e di momenti delicati come gravidanza e post-parto.

Quali metodi adotti?

L’incontro con l’altro parte sempre prima di tutto dal rispetto per un’individualità unica, con una storia, un presente e un passato propri e con un valore intrinseco. Siamo anime, e mi piace pensare che nel tempo passato con me circoli questo. Pertanto secondo me ogni situazione è a sé: il mio lavoro si dipana durante il percorso, non ho protocolli o schemi predefiniti. Ogni persona porta con sé una domanda o un disagio ma anche le potenzialità per svilupparlo,risolverlo e superarlo. Così io cerco di mettere a frutto ciò che so in maniera specificatamente su misura: colloquio, ipnosi, tecniche di rilassamento, metodi attivi… tutto si costruisce insieme.

Nel blog Je suis….unique affronto argomenti di moda ma anche di percezione di sé: promuovo il principio che ciascuno di noi essendo unico trovi il modo di esprimere sé stesso al meglio anche con il linguaggio dell’abbigliamento.

Ti chiedo: la nostra identità è costituita anche dal nostro aspetto esteriore?

Sicuramente si. Porto sempre con me un efficace disegno di una mia docente che paragonò l’identità personale ad fiore con cinque petali. Uno dei petali è proprio l’identità sociale: qui entra in gioco anche come noi ci poniamo di fronte agli altri. Il nostro corpo veicola il nostro aspetto fisico; il rapporto che scegliamo di avere con esso e la valorizzazione che gli riserviamo influenzano il nostro rapporto con noi stessi e quello che abbiamo con gli altri.

A quale età l’individuo inizia ad accorgersi del proprio aspetto, a confrontarlo con gli altri e a trarne un giudizio?

Lo schema corporeo è una delle prime cose che si “valutano” in un bambino all’ingresso nel sistema scolastico, quindi durante i primi anni di vita: un bambino abituato ad avere confidenza con il proprio corpo, già dopo l’anno può riconoscere le parti di sè, toccarle o nominarle. Qui si apre un capitolo importantissimo, quello delle prime cure: ogni mamma veicola molti messaggi e significati al proprio bambino, e porta a lui anche tutto ciò che riguarda lei e il suo rapporto con se stessa, quindi anche ciò che riguarda il proprio corpo e la propria immagine. Per questo è importantissimo stare bene con se stessi e aver raggiunto una buona conoscenza di sé: per poter passare agli altri tutto ciò che di positivo ognuno di noi possiede!

Riguardo all’inizio della percezione della propria corporeità, famoso è il test del pallino rosso disegnato sul naso del bimbo: è solo all’incirca dall’anno di vita in poi che il bimbo, messo allo specchio, si tocca il suo naso anziché andare a toccare quello della sua immagine riflessa, dimostrando così di sapere che quel naso gli appartiene, è proprio il suo.

Tornando alla tua domanda, Patrizia, sicuramente in alcune fasi di sviluppo il confronto e il giudizio si fanno più presenti e possono addirittura entrare pesantemente a sconquassare l’equilibrio personale (o a favorirne un disallineamento) in termini di autostima e senso di autoefficacia. Il concetto del bello è un archetipo che si manifesta spontaneamente anche nei bambini, ma inizialmente in maniera completamente avulsa dalla cultura e dai modelli estetici, che solo dopo faranno sentire la loro influenza, specialmente durante la pre-adolescenza (che attualmente si manifesta prima rispetto ad alcuni anni fa) dove tutte queste tematiche guidano il comportamento e il giudizio su di sè.

La società e la cultura , a tuo avviso, influiscono nella nostra percezione del corpo?

Eccome! La percezione e il rapporto con il proprio corpo sono veicolati da predisposizioni personali e in maniera forte e imprescindibile anche da convenzioni, aspettative, standard sociali e culturali. E’ curioso e affascinante notare come ogni etnia o nazionalità abbia alcune peculiarità che riguardano anche il rapporto con il corpo, come il modo di vestire o di mostrare/ coprire le nudità per esempio.

Amarsi, avere autostima, come allenare queste competenze che ci aiutano a stare bene con noi stessi? E con il nostro corpo?

Tutto parte secondo me da una profonda conoscenza di sé in termini psichici: avere la possibilità di approfondire ciò che la nostra anima sente, ricorda, chiede, implora, afferma, ama… è un primo passaggio per capire chi siamo, accettare alcune nostre parti e riconoscere la strada della nostra individuazione per ciò che desideriamo migliorare o ottenere. Il corpo è una parte che può mostrare questo cammino dal di fuori, è uno strumento che possiamo amare e utilizzare anche per comunicare con gli altri, con il quale possiamo sentirci in sintonia e in armonia. Ed è così bella questa unione!

Il benessere dell’individuo inteso in senso olistico è legato anche al piacersi? Avere cura del proprio corpo e della propria immagine aiuta questo processo?

Certo che si: ricordo con affetto il mio padre spirituale che mi disse che, oltre che alla sua interiorità, curava anche il suo corpo con alimentazione e sport per rendere onore a Dio che gliel’aveva donato. Sono rimasta molto colpita dalle sue parole, inaspettate da una figura come la sua. Qui invece sta un nocciolo importante: noi siamo un tutt’uno, e la cura di sé passa da tanti aspetti, con tante sfaccettature e inclinazioni. Equilibrio e consapevolezza sono la chiave.

Nel programma in partnership con me quali sono gli ambiti sui quali vai a lavorare con la cliente?

Io lavoro sull’immagine interiore della persona, su come si percepisce e su come si rapporta a se stessa; vado a sondare e sollecitare le risorse interiori a disposizione, per attivarle o portarle a maturazione avendo sempre rispetto del tempo, che è individuale e specifico per ognuno.

Alla fine di questo percorso cosa rimane alla cliente? Che competenze e risultati avrà raggiunto?

A seconda della scelta che la persona farà, potrà aver avvicinato la propria struttura psichica personale e sociale, essere entrata in contatto con alcune parti di sè, oppure aver sperimentato un rilassamento profondo e rigenerante. Dal punto di vista psicologico è un inizio, poi proseguibile, e certamente già denso di riflessioni e di movimento interiore verso un nuovo equilibrio. Tutto questo in sinergia con il tuo lavoro, Patrizia!

Il percorso si tiene in studio, un primo appuntamento nel quale incontrerai sia me che la dott.sa Luisa per l’ascolto delle tue esigenze, seguiranno poi incontri riservati con ciascuna di noi.

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